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VIAGGIO NEL TEMPO…classi quarte e quinte del Plesso “Mazzini”

 

Venerdì 21 Aprile, noi ragazzi delle classi quarte e quinte della scuola Mazzini abbiamo vissuto una bellissima esperienza accompagnati da una splendida giornata. Infatti, con le nostre maestre, ci siamo recati in gita al MUSE di Trento. Arrivati a destinazione l’impatto è stato strabiliante, in quanto la struttura, pur essendo modernissima, si stagliava in modo scenografico tra le montagne. Il nostro percorso era organizzato come un “viaggio nel tempo” interpretato ed illustrato da guide competenti che hanno saputo conquistare il nostro interesse e la nostra viva partecipazione anche nei laboratori attivi, dove abbiamo potuto mettere in pratica le nozioni imparate a scuola. Dalla nascita della vita sulla terra, ai diversi ecosistemi, alla collocazione delle varie civiltà umane sui territori, abbiamo attuato un cammino pieno di emozioni, conferme e scoperte. Alla fine abbiamo fatto un gioioso pic-nic tutti insieme sul grande prato retrostante al museo e poi tutti di ritorno, stanchi ma soddisfatti!

 

Continuità…un incontro quasi spaziale!

Si sono conclusi il 26 Aprile i due incontri previsti dal progetto continuità alla scuola “Mazzini”. I due incontri si sono svolti con la partecipazione dei bimbi delle scuole materne. Sono stati gli alunni delle classi quarte ad accogliere i piccoli preparando una drammatizzazione della storiella scelta “Il Signor Extra e la scuoletta Cometa”; in seguito tutti gli alunni in modo simpatico, coinvolgente ed entusiasmante hanno realizzato tre cartelloni con un vero e proprio VILLAGGIO SPAZIALE!

 

Venezia insolita

Anche noi della terza F della scuola secondaria Galilei siamo stati a Venezia quest’anno! Abbiamo visitato il Museo Ebraico e la suggestiva Sinagoga Levantina, a coronamento di un interessante percorso didattico svolto con l’insegnante di Religione Cattolica, ma il “pezzo forte” del nostro viaggio d’istruzione – siamo sinceri – è stato la sosta allo Squero di San Trovaso!

Cos’è uno “squero”? Parecchi di noi non lo sapevano. E’ il tipico cantiere veneziano in cui si creano, si costruiscono, si riparano barche di dimensioni contenute come pupparini, sandoli, scioponi, ma… soprattutto gondole!

Il termine pare derivi da “squadra”, in dialetto “squara”, che può indicare sia una squadra di persone che cooperano che un particolare strumento di lavoro.

E’ stato strepitoso parlare con lo “squerarolo”, uno dei pochissimi (forse due) ormai esistenti a Venezia: lavora a mano come un tempo, senza supporto di progetti scritti e personalizzando ogni imbarcazione su misura dell’acquirente. Il suo è un mestiere antico e a San Trovaso (in piedi addirittura dal Seicento)  si lavora ancora con i metodi di un secolo fa, quindi niente compensati come materiali, ma ben otto tipi di legno diverso. Non ci sono argani e le gondole vengono tirate su, rigirate e varate completamente a braccia.

Ogni barca è un’opera a sé ed ogni maestro d’ascia possiede i suoi segreti. “Questo è un lavoro che oggi non vuol fare più nessuno” Ci fa notare rammaricato lo squerarolo.  Ed è un vero peccato, ci vien da pensare.

Sul caratteristico piazzale inclinato verso il canale notiamo diverse gondole in manutenzione, più o meno intarsiate, tutte nere, eleganti nella loro forma affusolata ed unica. La “tesa” a fianco è un po’ malconcia, ma racconta anche lei una sua storia: è un edificio che ricorda le case di montagna del Cadore, perché è da lì che giungevano un tempo il legname e gli abili artigiani necessari alla costruzione delle barche.

Sulla sua facciata una marea di cappelli dai colori pastello un po’ svaniti, anch’essi simbolo di un mondo che pian piano pare scomparire.

Grazie, Venezia, dell’ennesima emozione che hai saputo farci provare!

 

Dame e cavalieri... in viaggio d'istruzione!

Arroccato su un declivio della val Lagarina in cui l’Adige scorre lento, adagiato tra vigneti e campagne ben curate, il trentino Castello di Avio ha ospitato quest’anno, in giorni diversi, gli alunni di tutte le quattro classi prime della scuola secondaria Galilei.

Quello che è tra i più noti ed antichi monumenti fortificati del Trentino è di proprietà del FAI (Fondo Ambiente Italiano) dal 1977, grazie al generoso lascito della contessa Emanuela di Castelbarco, discendente della nobile casata che – con alterne vicende – vantò per secoli il possedimento dell’immobile.

Punto di difesa e vedetta, nonché luogo prestigioso e potente, il maniero di oggi certo ha risentito dell’usura del tempo, degli attacchi più o meno devastanti di truppe nemiche, dei periodi di incuria…. In seguito, però, all’accurato restauro eseguito dal FAI, che ne ha permesso l’apertura al pubblico, il suo possente mastio, le cinte murarie (ben tre!) che, pur a tratti, lo circondano, e il palazzetto baronale danno comunque l’idea esso sia un gioiello, l’ennesimo, dello splendido patrimonio d’arte del nostro Paese.

Coinvolti in un interessante percorso di visita, che ha previsto anche un’attiva partecipazione nell’illustrazione degli spazi (“prova di realtà” del tutto inconsueta, ma condotta in modo brillante!), i ragazzi si sono calati a pieno nel Medioevo di cui tanto hanno sentito parlare in aula quest’anno. Ed è stato facile sui camminamenti delle mura riuscissero ad immaginare vigili sentinelle pronte a scoccare frecce da una feritoia, o provare un piccolo brivido di fronte alla Torre Picadora dove – è certo - si eseguivano le impiccagioni dei nemici o degli indesiderati.

Toccanti, oltre che particolarmente densi di significati pieni di allusioni, allegorie e rimandi, gli affreschi di alcuni interni, tra i meglio conservati esempi di pittura profana trecentesca: scene di battaglia, tornei, esercitazioni militari, contese d’amore. Ci riferiamo al ciclo della Casa delle Guardie in cui sono rappresentate le arti della guerra necessarie alla formazione del cavaliere (e qui, tra cavalli, soldati armati, fortezze e, persino, draghi, il livello di attenzione, come potete immaginare, è stato davvero altissimo!) e a quello “cortese” dell’elegante Camera dell’Amore, raffinato e ricco di una colta simbologia.

Gli operatori didattici hanno nel pomeriggio proposto anche un divertente laboratorio di drammatizzazione per far rivivere atmosfere e personaggi che un tempo abitavano il castello, cosicché gli alunni si sono per incanto ritrovati nelle vesti di armigeri, dame, cavalieri e semplici contadini.

Il consiglio di portarsi dietro la macchina fotografica non è mai stato più azzeccato, e lasciamo quindi alle immagini raccontare la perfetta riuscita del viaggio!


 

Venezia racconta...

VENEZIA RACCONTA...

Mercoledì 26 Aprile 2017, Scritto da gli alunni e le docenti della classe III A

Zaini in spalla e tanta voglia di osservare, conoscere e perché no, di chiacchierare tra di noi nonostante il tempo piovoso, noi ragazzi di terza A del Plesso Galilei la scorsa settimana abbiamo invaso campi e campielli veneziani per conoscere una parte della città.

Mete prefissate: Museo Ebraico, Scole (sinagoghe), Ghetto di Venezia e Santa Maria Gloriosa dei Frari.

Questi luoghi hanno fatto parte di un itinerario iniziato da noi ragazzi di terza già a Gennaio in occasione della Giornata delle Memoria in cui abbiamo approfondito la figura di padre Placido Cortese, frate minore conventuale che ha salvato molte vite umane dall'incubo dei campi di concentramento. Egli è stato direttore del Messaggero di Sant'Antonio, voce libera trasversale in un momento di dittatura e di guerra, rapito dalla Basilica del Santo l'8 ottobre 1944 da due agenti delle SS tedesche e trasferito a Trieste nel bunker della Gestapo di piazza Oberdan, fu torturato a morte. Nonostante ciò, non tradì nessuno dei suoi collaboratori. La sua figura e i suoi scritti rimangono ancora oggi monito per ciascuno d'amore e pace.

Arrivati a Venezia il tempo sembra arrestarsi, la laguna, i vaporetti, il vociare della gente e gli splendidi palazzi fanno da cornice allo scenario che ci si presenta e tutto sembra magicamente trasformarsi...prima breve tappa alla chiesa di S. Geremia che custodisce le spoglie di S. Lucia, martire cristiana vissuta a Siracusa nel III secolo d.C.

Camminando tra sinuose e strette calli sbuchiamo nel sestiere Cannaregio e ci ritroviamo nel campo del ghetto vecchio ricco di un pullulare di altre scolaresche, negozi e profumo di pane azzimo appena sfornato. Al Museo Ebraico ogni stanza ci racconta la storia antica e dinamica di un luogo ancora oggi vivo e ricco di vasta cultura. La guida preparata e simpatica fa indossare solamente ai ragazzi la Kippah prima di entrare in sinagoga e questo provoca in tutti curiosità e un po' di imbarazzo.

Dopo una mattinata intensa non poteva mancare la consueta pausa pranzo che ci siamo goduti appieno, complici il calcetto, il biliardino e gli ottimi panini al sacco.

Ultima tappa Santa Maria dei Frari, costruita nel 1220, prima piccola chiesa, poi ingrandita dai francescani e oggi seconda basilica di Venezia con i suoi meravigliosi tesori artistici tra cui la Pala di S. Maria Assunta di Tiziano Vecellio.

Sulla via del ritorno abbiamo gustato un buon gelato e poi via di corsa verso la stazione, salutati dai colori delle bancarelle e dal vociare dei turisti. Lasciando la città, un pizzico di malinconia si fa spazio tra i  nostri pensieri e nasce spontaneo tra noi il desiderio di non lasciare mai questo luogo dal fascino immortale.

 

Le buone…ABITUDINI!!!

Le classi prime del plesso G. Mazzini hanno aderito al progetto proposto dal Vivipadova “Le buone abitudini Despar” e il giorno 26 aprile la compagnia teatrale Lo Stivalaccio ha presentato lo spettacolo “Le Buone Abitudini e i Canta Cuochi”.

I nostri quattro Canta Cuochi hanno raccontato “Le Buone Abitudini” per una “Sana alimentazione” ai loro piccoli spettatori, in maniera simpatica e divertente, facendo capire in modo gioioso, con le loro canzoni, quanto è importante e salutare “mangiare bene”. GRAZIE  DESPAR!!!

 
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